La storia di Ama

Ci siamo incontrate per la prima volta il 21 marzo, primo giorno di primavera, io e la mia galoffa, ma quel giorno il mio unico pensiero andò dritto ai 285 giorni che ancora mancavano alla fine dell’anno e non al sogno romantico di una nuova vita che stava entrando nella mia. Come ce la saremmo cavata per tutti quei giorni e per quelli successivi?
Giorno 1: interminabile. Per me. E per lei. Uno dopo l’altro emergevano i suoi traumi, l’incertezza dei suoi passi, il costo dell’isolamento forzato cui era stata relegata in una vita ladra, per mano dell’uomo che le aveva sottratto molto, nascondendo sotto una coltre di cenere e fango la bellezza dei suoi occhi e la fierezza della sua razza. Sei anni di vita. Era una Rhodesian, ma non lo ricordava più.
Quando l’ho incontrata avrei voluto gridarglielo a squarciagola, ma in quel momento Ama era sorda, pur sentendoci benissimo, ed io ero ammutolita di fronte al suo stato.
Per giorni rimase inerte a guardare il mondo con occhi spenti e persi in nessun luogo, impaurita, senza sogni visibili. Non le importava quanto io stessi provando ad amarla e a prendermi cura di lei.
Percepivo il suo tentativo di tenersi in equilibrio, chiudendo la porta ad altri mondi, cercando di non tornare al “prima” e facendo in modo che non ci fosse un “dopo”.
E poi un giorno di non troppe settimane successive, durante la  notte sentii che a passo lento veniva verso di me: da allora  sono passati molti altri giorni e lei …si è ricordata di essere lei! E’ rinata.

Quanto vale un’adozione? Vale il prezzo di un’esistenza intera. Inestimabile e potente veicolo di traino per ogni forma d’amore che abbiamo dentro soffocato o inespresso e che poi un giorno di primavera all’improvviso esplode e si espande nel cielo infinito. Vederla correre oggi felice col suo passo goffo, fa correre libera anche me. E non importa la meta perché ogni passo è già una tappa di felicità e non occorre che lo sguardo vada troppo lontano.
Il suo passato è sempre lì ma lei, la mia galoffa, non lo nutre più perché oggi ha altro da fare. Si guarda intorno, annusa, rincorre le pecore che vengono a trovarci nella nostra casa sull’isola, si siede a guardarmi mentre leggo, cucino, lavoro o guardo il mare. Andiamo a fare lunghe passeggiate ed io le parlo mentre lei mi ascolta, paziente.
A volte le chiedo consigli: quando agita la coda sembra approvare e quando non la muove so che è in disaccordo. E non importa che il suo parere sia saggio o no perché so che in fondo le sue risposte, giuste o sbagliate che siano, sono guidate dall’amore incondizionato che lei mi dimostra ogni giorno ed è perfetto.
E a fine giornata, quando la sera usciamo in terrazza per ringraziare il mare, le montagne, le nuvole ed il cielo per il giorno trascorso, lei si siede accanto a me in silenzio strofinando con il suo muso le mie gambe. E’ il momento più intimo e prezioso del giorno, quello in cui il  nostro immenso sentimento di gratitudine reciproca si manifesta per il dono ricevuto un primo giorno di primavera di un anno qualunque.

Francesca e Ama

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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